Sant’Andrea Teatro, I Sacchi di Sabbia, Gruppo Res

presentano

VISIONI

Fugaci suggestioni teatrali
intorno alle Repubbliche Marinare

Lo spettacolo ha debuttato il 28 e 29 giugno
dentro la Porta del Parlascio di Pisa

 


Un'immagine di una delle repliche del 28 giugno 2002

 

commento di Carlo Alberto Madrignani

 

Il Risonante Parlascio
di Sant’Andrea Teatro, Sacchi di Sabbia e Gruppo Res

Esiste da anni una compagnia teatrale, I Sacchi di Sabbia, che opera entro circuiti ristretti e mal riconoscibili. Non lo fa per snobismo o per affettazione perfezionistica; anzi il suo motivo ispiratore è quello di esporsi, lavorare nelle piazze, sfidare e divertire la gente.

La compagnia è diretta da Giovanni Guerrieri, che, con Giulia Gallo, Enzo Illiano e Gabriele Carli, progetta e costruisce spettacoli; giovani talenti che scrivono dirigono e recitano con verve popolare e gusto dell’intrattenimento, lontano dalle ricerche intellettuali quanto aperti a godibili variazioni e contaminazioni di natura popolare. Il che non esclude alcune punte di raffinatezze e di transcodificazioni abilmente orchestrate. Sulle piazze di Pisa, nelle calde notti di giugno, si sono mossi eroi improbabili e multipli, come un don Giovanni napoletanizzato, oppure storie di vicende ottocentesche in cui rifluiscono umori popolari e deformazioni alla Courteline.

Pochi giorni fa è andato in scena un sorprendente trittico imperniato su tre Repubbliche Marinare (l’esclusa è proprio quella patria), che rappresenta una svolta nel tracciato "storico" della compagnia. Il regista (che, ahimè non recita) ha mirato ad accentuare l’elemento spaziale, ha scelto il chiuso, ristretto spazio di un barbarico luogo medievale, alla Porta del Parlascio, dove i dodici spettatori prescelti ascoltano il cupo risuonare di una concavità sonora che resuscita lontane, fiabesche vicende, divise fra medievale cortesia e fascini della lontananza. La regia impone una recitazione immobile e flautata che vibra nell’oscurità di volte d’immensità quasi disumana. E’ una forma di teatro dell’ascolto, percepito attraverso un’estenuante attenzione, come se l’udire fosse una proiezione del misterioso luogo che avvolge e dematerializza lo spettatore. Questo effetto di concavità sonora è realizzato appoggiandosi ad un artificio, come dire, posturale, di originale innaturalezza. La scena non è posta sul davanti; nella volontà di ridurre l’effetto corporale della vista diretta, gli attori recitano sul dietro, alle spalle dello spettatore, coinvolto in una tensione di ascolto potenziato e monocratico. La partecipazione visiva c’è, ma dirottata e costretta nell’ambito claustrofobico di alcuni specchi, che gli attori tengono sollevati di fronte allo spettatore. Quest’ultimo, catturato da un’avventura scenica di impalpabili presenze, è preda di fantasmatici suoni che provengono da un aldilà popolato di voci misteriosamente suasorie.

E’ un teatro a cui anche Ulisse avrebbe dato ascolto; le sue sirene hanno i deboli accenti di una memoria che fluisce al di là degli eventi e incatena le orecchie di chi scopre il richiamo di ancestrali miti musicalmente identitarii.

Produzione Sant’Andrea Teatro, I Sacchi di Sabbia, Gruppo Res in collaborazione con l’Assessorato al Turismo della Città di Pisa

con

Marco Azzurrini, Andrea Borrini, Bruce Borrini, Nicola Borrini, Valerio Chellini, Alvaro De Caceres, Patrizia De Salvo, Marta Faucci, Andrea Fiorentini, Stefania Fois, Giulia Gallo, Giulia Gambini, Giovanni Guerrieri, Enzo Illiano, Andrea Lancioni, Nicola Magozzi, Silvio Oliveiro, Silvia Pagnin, Federico Polacci, Ludovica Rosati, Laura Rossi, Cristiana Soldaini, Alessandra Taffi.

 

 

 


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