26-27 febbraio 2027
La fine del mondo
tratto da Jura Soyfer
regia e adattamento Luca Tessieri
Una cometa è in rotta di collisione con la Terra. Di fronte alla possibilità concreta dell’estinzione, l’umanità dovrebbe finalmente unirsi e mettere da parte interessi, rivalità e conflitti. Accade invece il contrario: la catastrofe diventa terreno di propaganda, speculazione, paura, disinformazione e difesa dei privilegi. È il paradosso al centro de La fine del mondo, commedia satirica scritta nel 1936 da Jura Soyfer, giovane autore e giornalista austriaco di origine ebraica. Attraverso il grottesco e la comicità, Soyfer raccontava un’Europa segnata dalla crisi economica, dal nazionalismo e dall’avanzata dei fascismi, denunciando soprattutto l’incapacità della società di riconoscere il pericolo prima che fosse troppo tardi. La sua stessa biografia rende oggi il testo ancora più significativo: perseguitato dopo l’annessione dell’Austria alla Germania fascista di Hitler, Soyfer fu deportato nei campi di concentramento di Dachau e Buchenwald, dove morì nel 1939, a soli ventisei anni. La catastrofe politica e umana che aveva intuito e combattuto attraverso il teatro finì così per travolgere anche la sua vita.
L’adattamento del copione originale porta la satira di Soyfer nel presente, aggiornandone linguaggi, riferimenti e bersagli. La cometa diventa così metafora delle grandi emergenze contemporanee: crisi climatica, guerre, disuguaglianze, crisi delle democrazie, manipolazione dell’informazione e nuove forme di potere economico e tecnologico. Il risultato è uno spettacolo che mette continuamente in dialogo gli anni Trenta e il nostro tempo, mostrando quanto certi meccanismi sociali, politici e comunicativi possano ripresentarsi sotto forme diverse. Per questo La fine del mondo possiede un forte valore didattico: permette di affrontare la storia dell’Europa tra le due guerre e l’avvento dei totalitarismi, ma anche di riflettere sul presente, sulla responsabilità individuale e collettiva, sul rapporto tra informazione e potere e sulla capacità di una società di riconoscere le proprie crisi.
Una commedia brillante e feroce che, quasi novant’anni dopo, continua a porre la stessa domanda: quanto siamo capaci di accorgerci della catastrofe prima che ci raggiunga?
L’adattamento del copione originale porta la satira di Soyfer nel presente, aggiornandone linguaggi, riferimenti e bersagli. La cometa diventa così metafora delle grandi emergenze contemporanee: crisi climatica, guerre, disuguaglianze, crisi delle democrazie, manipolazione dell’informazione e nuove forme di potere economico e tecnologico. Il risultato è uno spettacolo che mette continuamente in dialogo gli anni Trenta e il nostro tempo, mostrando quanto certi meccanismi sociali, politici e comunicativi possano ripresentarsi sotto forme diverse. Per questo La fine del mondo possiede un forte valore didattico: permette di affrontare la storia dell’Europa tra le due guerre e l’avvento dei totalitarismi, ma anche di riflettere sul presente, sulla responsabilità individuale e collettiva, sul rapporto tra informazione e potere e sulla capacità di una società di riconoscere le proprie crisi.
Una commedia brillante e feroce che, quasi novant’anni dopo, continua a porre la stessa domanda: quanto siamo capaci di accorgerci della catastrofe prima che ci raggiunga?